Free Culture TV / Students for Free Culture Conference in CA

You may never have heard of Miro, but it’s one of the most exciting projects going on right now.

Miro is a bit like if iTunes and an HDTiVo lived in your computer. You can watch any shows anytime, make your own TV channels, save stuff from YouTube and automatically download Torrents of your favorite shows right as they come out. It is Free and Open Source software created by a wonderful group called the Participatory Culture Foundation.

Anyway, Parker Higgins from NYU Free Culture interned there this summer and has made two new Miro channels, Free Culture TV and Yes! We’re Open!. FCTV is all Free Culture related stuff and Yes! is a channel which only shows freely licensed movies and shows which can be freely remixed and redistributed. Cool stuff.

ALSO!

Students for Free Culture Conference 2008

October 11 and 12
Berkeley, CA

That’s all I know about it right now. But I’m going to try my damnest to get out there and you should too!

Finally, big-ups to Harvard Free Culture for there presentation of YouTomb project at the Last HOPE conference in NYC recently. I was there presenting Anomos and it was nice to see some other Free Culture kids there.

Rich

9 Responses to “Free Culture TV / Students for Free Culture Conference in CA”

  1. amit Says:

    hi

  2. Giovangualberto Ceri Says:

    Per ben due volte, in data 5 giugno 2000 e in data 17 aprile 2003, il gentilissimo e celebre Professor LINO PERTILE, al vertice della Magnificente HARVARD UNIVERSITY per la materia che insegna, Romance Languages and Literature, ha risposto all’invio di miei articoli e di un mio libro augurandomi buon lavoro. Io speravo però che mi dicesse che avevo ragione, che le mie scoperte erano giuste, e da cui potessi poi tranquillamente concludere che la PROFEZIA di mons. Enrico Bartoletti, che io sarei riuscito a fare importanti scoperte su Dante e sul medioevo, fu vera.
    Nella lettera del 5/06/2000 il Professor Pertile così mi scriveva:
    “Gentile Dott. Ceri,
    solo due righe per ringraziarla del materiale dantesco che m’ha mandato. L’ho letto con frutto e piacere. Riceva i miei cordiali saluti, Lino Pertile.”
    Io sono dell’opinione che il frutto che Lino Pertile ha potuto ricavare dai miei articoli sia assai minore di quello che avrebbe potuto ricavare se avesse padroneggiato la materia che io vorrei potere insegnare all’Università: “Astrologia tolemaico-dantesca”. E perché no anche ad Harvard? Mi basterebbe potere tenere solo un breve corso sui quattro umori, umido, caldo, secco e freddo, esercitati dai cinque pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno), più la Luna e il Sole, in modo tale da poter fare entrare gli esegeti di Dante nella parte scientifica più alta del suo pensiero che fino ad oggi è rimasta sconosciuta e di cui si potrebbe avvantaggiare subito Filologia e critica dantesca e Italianistica. E si tratta, soprattutto, della Scienza astrologica e della Scienza della Sacra Teologia Liturgica.
    Per capire che io, anche sintomaticamente, potrei avere ragione si consideri semplicemente quanto segue.
    Ho riscoperto, seguendo le Rivoluzioni sinodiche, o gli aspetti dei cinque pianeti col Sole (Tetrabiblos, I, VIII) , la REGOLA GENERALE secondo cui, anche per Tolomeo e per Dante, i cinque pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno) si caricano di umido e di caldo, cioè di nobiltà, al loro passaggio al PERIGEO in cui la loro fase è “feconda e attiva” (Tetrabiblos, I, V, 1) perché MONTANTE (Convivio, IV, XXIII, 6-15); mentre si caricano di secco e di freddo, cioè di volgarità, al loro passaggio all’APOGEO in cui la loro fase è “distruttiva e passiva” perché VOLGENTE.
    E di tutta evidenza che i pianeti ricordati da Dante nella Commedia, non solo per datarla con precisione matematica , ma anche al fine di agevolargli il viaggio seguendo l’Astrologia delle elezioni, non potranno risultare che in fase nobile, cioè umida e calda, e quindi feconda e attiva. Così infatti tutti oggettivamente risultano per il viaggio dal 25 marzo 1301 al 31 marzo 1301: Luna (Inf. XX, 127-129); Venere (Pur., I, 19-21; XXVII, 94-96); Saturno (Par., XXI, 13-15); Sole (Inf., I, 37-43). Il viaggio va dunque posto sicuramente nell’anno 1301 come diceva anche Filippo Angelitti. Ad ulteriore conferma degli umori anche Marte, per poter essere generoso e nobile come l’Angelo Nocchiero, non potrà risultare che oggettivamente passato da poco dal Perigeo umidificatore (Pur., II, 13-15), come in effetti risulta se si fanno i calcoli.
    Questo è il modo di procedere di Dante. E se Dante ci è piaciuto fino ad oggi moltissimo, non è detto che questo “moltissimo” lo contenga già tutto. Ci potrebbero essere altri aspetti e momenti poetico-scientifici non emersi perché fuori della portata della nostra vista culturalmente indotta. Perché escluderlo a priori? Se tale fenomeno oggi fosse addirittura impensabile, ed è per questo che tanto ho faticato dal 1993, allora un punto a me in più perché qualcuno mi proponga per qualche medaglia.
    Orbene se tutti i pianeti della Commedia, ma poi anche quelli della Vita Nuova e del Convivio, rispondono sempre e perfettamente alla regola sugli umori astrologici da me enunciata seguendo Tolomeo e Dante, come non concludere che è questa la strada che gli esegeti costantemente dovranno seguire? Dalle date così precisamente ricavate (25/03/1301 – 31/03/1301 – 2/10/1265 – 2/02/1274 – 2/02/1283 – 26/12/1264 – 9/06/1290 – 15/08/1293 – 14/09/1321), le quali non avrebbero potuto esserlo altrettanto seguendo la semplice astronomia, si arriva poi alle relative FESTE LITURGICHE capaci, esse soltanto, di dare il giusto, simbolico ed autentico senso agli avvenimenti e ai protagonisti delle opere di Dante , tanto assiduamente ricercato nei secoli.
    Monsignor Enrico Bartoletti, avendomi profetizzato in nuce tutto questo, ma non venendo le mie scoperte prese in considerazione per vari motivi, finirà per avere anche lui diversi punti in meno a suo vantaggio nella Causa di Canonizzazione che lo riguarda poiché, almeno io, non potrò dimostrare universalmente che fu un Profeta.
    Quante responsabilità ci si possono dunque inconsciamente e ingenuamente assumere nel temporeggiare nella ricerca della verità in ogni campo e perciò anche nelle opere di Dante?
    Si potrà alla HARVARD UNIVERSITY approfondire Dante nel senso da me indicato, e perciò anche per quello che appare nel BLOG di Nuova Agenzia Radicale su mons. Enrico Bartoletti?
    Firenze, 20 settembre 2009
    F.to Giovangualberto Ceri

    Recensione dal Blog, L’ASTROLOGIA IN DANTE.

    giovedì 22 gennaio 2009
    L’astrologia in Dante.
    Occupandomi di Astrologia tolemaico-dantesca ho accertato che Dante persona fornisce nella Commedia le coordinate scientifiche celesti per scoprire la data di nascita di Dante personaggio, insomma del protagonista dell’opera. Da questa data di nascita, se applicata all’incipit della Vita Nuova come dobbiamo, si scoprono poi necessariamente, sia il giorno di nascita di Beatrice personaggio corrispondente al Venerdì 2 ottobre 1265 festa allora ad libitum dei santi Angeli Custodi, sia il giorno in cui la gentilissima apparve a Dante per la prima volta, Venerdì 2 febbraio 1274 festa della Presentazione di Gesù bambino al tempio, o della Candelora, in cui la liturgia assegna al fedele il suo Angelo. Il 2 ottobre si legge infatti “Ecce ego mittam angelum meum”, mentre il 2 febbraio si legge “Ecce ego mitto angelum meum”. Queste tre date sono essenziali per capire il senso dei due personaggi, Dante e Beatrice, poiché esso verrà indicato dalla LITURGIA CRISTIANA recitata sugli altari nei rispettivi giorni. Questo procedimento astrologico-liturgico non è in Dante un eccezione ma, per le cose da lui ritenute gloriose, costituisce la regola. Lo userà anche per indicare il giorno certo di inizio e quello della fine del viaggio descritto nella Commedia, eccetera. Egli infatti segue la Bibbia e più precisamente in questo caso il Libro dei proverbi in cui si ricorda che “Tutto ciò che è glorioso sarà coperto da un velo; ma non c’è nulla di nascosto che non debba essere scoperto, né nulla di segreto che non debba essere conosciuto… e la scoperta delle cose è della gloria dei re” (25, 2). La data di nascita di Dante personaggio, le due di Beatrice già ricordate, e le due di inizio e della fine della Commedia lui le nasconde, le copre con il velo della scienza astrologico-liturgiuco-tolemaica, perché le ritiene, appunto, gloriose.

    Le coordinate del giorno di nascita di Dante personaggio si trovano nel c. XXII, vv.110-117, del Paradiso e sono contenute nei seguenti versi:

    “… in quant’io vidi ‘l segno / che segue il Tauro e fui dentro da esso. / O gloriose stelle, o lume pregno / di gran virtù, dal quale io riconosco/ tutto, qual che si sia, il mio ingegno, / con voi nasceva e s’ascondeva vosco / quelli ch’è padre d’ogne mortal vita, / quand’io senti’ di prima l’aere tosco”.

    Il giorno di nascita assolutamente certo che si ricava da questi versi è il Martedì 2 giugno 1265. Come si fa a ricavarlo?

    Dante afferma di essere nato nel segno che segue il Toro (”Tauro”) e perciò per sua dichiarazione sappiamo subito che lui è del segno dei Gemelli. Tale segno a quei tempi, a causa di un eccesso di intercalazione del Calendario giuliano, era slittato indietro e abbracciava i giorni che vanno dal 14 maggio al 14 giugno (cfr. Profhacii judaei Montispessulani ALMANACH PERPETUUM, tabula solis prima, 20.v).
    Alcuni esegeti commentano che lui è della “costellazione” dei Gemelli, dimenticandosi che lui invece specifica “segno”. Questo perché tutti loro, compreso FILIPPO ANGELITTI fino ad arrivare a Patrick Boyde, non avendo ancora afferrato che Dante anche nella Commedia fa ricorso al fenomeno della Precessione degli equinozi, gli sembra indifferente dire costellazione o segno. In che modo, oltre che emblematicamente in “Temp’era dal principio del mattino / e ‘l sol montava ‘n sù con quelle stelle / ch’eran con lui quando l’amor divino / mosse di prima quelle cose belle” (Inf., I, 37-40), il Poeta, anche nel caso qui in esame, obbliga il lettore a tener conto del fenomeno della precessione? Gli zodiaci sono intanto due, uno dei segni e l’altro delle costellazioni e non devono mai venire confusi, cosa che invece nei vari commenti alla Commedia capita spesso di vedere.
    Il fenomeno della precessione si misura immaginando fisso lo zodiaco delle costellazioni e mobile quello dei segni. Lo ricorda anche Pietro D’Abano contemporaneo di Dante e forse anche suo amico: “Ad hunc quidem motum ostendendum ordinavi instrumentum cum duobus zodiacis, mobili ac immobili” (Lucidator, differentia secunda, propter secundum) Ecco perché chi fa confusione fra costellazioni e segni e immagina anzi che confusione l’abbia fatta anche Dante scrivendo la Commedia, poi finisce per perde la strada per arrivare in porto. Dopo avere identificato oggi quali erano queste gloriose stelle pregne di gran virtù con cui il Sole di nascita di Dante si sarebbe trovato congiunto, dovremmo anche precessionarle per conoscere che grado in Gemelli occupavano nel 1265.
    Queste stelle erano tre e si tratta: a) della stella Polare del glorioso polo di Maria allora situata a 18°.20′ nel segno dei Gemelli; b) della stella virtuosior Betelgeuse a 18°.30′; e della stella Menkalinam a 19°.40′.

    Orbene quale longitudine in Gemelli avrebbe dovuto avere il Sole per doversi trovare in congiunzione con tutte e tre dalla mattina alla sera di un giorno soltanto come afferma Dante? La risposta scientifica da me trovata è che il Sole doveva avere la longitudine di 18°.01′ in Gemelli. E che giorno era quando il Sole raggiungeva a Firenze tale longitudine? Era, appunto, il Martedì 2 giugno 1265. Il campo della congiunzione astri inferiori (Sole) con astri superiori (Stelle Fisse) è di solito indicato dagli astrologi in 1°.30′ - 2° di distanza dal perfetto allineamento. Il 2 giugno 1265 il Sole, che percorre un grado al giorno, fu più vicino di ogni altro giorno dell’anno al perfetto allineamento con queste tre stelle. Dunque è questa la data scientificamente giusta di nascita del protagonista della Commedia e della Vita Nuova.
    A confermare questa data, poiché Dante fornisce sempre la riprova di quello che ha affermato, ci sono le ricordate date, di nascita di Beatrice e della sua prima apparizione a Dante la cui validità è confermata dalla liturgia cristiana delle rispettive feste. Se Dante risultasse nato anche un solo giorno prima, o un giorno dopo, da quello da me indicato del 2 giugno, anche le date di Beatrice relative all’incipt della Vita Nuova (II, 1-2) si sposterebbero di un giorno in avanti, o indietro, perdendo tutto il loro pregnante significato simbolico-religioso in grado di por fine a tante secolari ed affanose supposizioni. Inoltre Beatrice, che viene da Dante spesso accostata a Venere (”voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete” - Convivio, Canzone prima), spostando la data di nascita di Dante, non risulterebbe più nata e poi apparsa a Dante stesso, sempre di Venerdì. Del resto a me risulta scientificamente che sia stata concepita sempre di venerdì e infine la sua anima salita al cielo, liturgicamente, sempre di venerdì. Essa infatti è stata da Dante fatta concepire (Vita Nuova, XXIX, 2) il Venerdì 26 dicembre 1264 festa di santo Stefano protomartire in cui la liturgia celebra i profeti; ed è stata poi fatta morire, liturgicamente, il Venerdì 9 giugno 1290 (Vita Nuova, XXVIII, 1). Le quattro date fondamentali di Beatrice, cadendo tutte di venerdì, vengono anch’esse a confermare tutta questa parte delle mie ricerche astrologico-tolemaiche su Dante. A meno che non si voglia attribuire al caso tutte queste meravigliose coincidenze.

    Di fronte a tanta chiarezza e solennità io chiederei che, gentilmente, almeno la “DANTE SOCIETY OF AMERICA”, oppure la “DEUTSCHE DANTE-GESELLSCHAFT”, o la “SOCIETA’ DANTESCA ITALIANA”, o l’ “ACCADEMIA DEI LINCEI”, decidessero di voler conoscere meglio i dettagli.
    Siccome Dante, il Poeta della Patria, si fa nascere il 2 giugno, cioè lo stesso giorno in cui è nata la nostra Patria, la REPUBBLICA ITALIANA (2/6/1946), da un accertamento definitivo della scoperta da me fatta si potrebbe arrivare a festeggiare insieme le due ricorrenze. Bisognerebbe però che il SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA On.le GIORGIO NAPOLITANO si facesse promotore di questo accertamento, se le nostre Università ritenessero che non è importante e che dunque si può soprassedere.
    Pubblicato da aBcDeFgH a

    16.22
    1 commenti:

    aBcDeFgH ha detto…
    Commento dell’Autore.
    Il blog “L’ASTROLOGIA IN DANTE” pubblicato il giovedì 22 gennaio 2009 è un articolo di Giovangualberto Ceri e ha le sue basi esegetiche in quattro suoi precedenti scritti.
    1) Giovangualberto Ceri, “DANTE E L’ASTROLOGIA” con presentazione di Francesco Adorno, Loggia de’ Lanzi, Firenze, 1995.
    2)Giovangualberto Ceri, “L’ASTROLOGIA IN DANTE E LA DATAZIONE DEL ‘VIAGGIO’ DANTESCO”, nella rivista “L’ALIGHIERI” di Ravenna diretta da Aldo Vallone, n.15 - gennaio-giugno 2000, A. Longo Editore, pp. 27-57.
    3) Giovangualberto Ceri, “DANTE E LA ROMANTICA TESI DEL ‘VIAGGIO’ NEL 1300″, nella rivista “SOTTO IL VELAME” di Torino dell’Associazione Studi Danteschi e Tradizionali diretta a Renzo Guerci,n. III, luglio 2002, il leone verde edizioni, pp. 30-90. In questo articolo vengono evidenziati gli errori astronomico-astrologici commessi da GRAZIELLA FEDERICI VESCOVINI, sostenitrice del viaggio avvenuto nel 1300 seguendo gli scritti di CORRADO GIZZI e di BUTI e BERTAGNI. Il viaggio secondo FILIPPO ANGELITTI e GIOVANGUALBERTO CERI è invece sicuramente avvenuto nel 1301, con inizio solenne per la festa fissa dell’Annunciazione a Maria e Incarnazione di Cristo del sabato 25 marzo 1301 del nostro computo storico che a Firenze apriva il XIV secolo in base all’Antico Calendario stile fiorentino. Il termine della Commedia sono invece le ore 12-15 della festa mobile del Venedì Santo 31 marzo 1301 e perciò essa termina nel momento solennissimo del “QUOS PRETIOSO SANGUINE REDEMISTI” (Te Deum, 22). Nessun periodo ipotizzato dagli esegeti in sette secoli possiede questa precisione astronomico-astrologico-liturgico-cristiana e questo indescrivibile fascino che lo conferma pienamente. Per controllare gli errori commessi da GRAZIELLA FEDERICI VESCOVINI confrontare il seguente numero della rivista diretta da ANTONIO LANZA: “Letteratura Italiana Antica”, rivista annuale di testi e studi, periodico internazionale fondato e diretto da ANTONIO LANZA, Anno III – 2002, Moxedano Editrice, in cui la stessa Graziella Federici Vescovini, nel suo articolo intitolato “Dante e l’astronomia del suo tempo, spiega la posizione che avrebbe Saturno, per lei, in Pur., XIX, 3: pp. 291 – 309.
    4) Giovangualberto Ceri, “MEMORIA A DIFESA DEL ‘VIAGGIO’ DANTESCO NEL 1301″, nella rivista “Sotto il velame” di Torino diretta da Renzo Guerci, n. IV, giugno 2003, Il leone verde edizioni, pp. 9-77.
    Giovangualberto Ceri: e-mail: giovangualberto@tiscali.it
    Tel. 055-650.55.37
    cell. 333.396.1191
    Idirizzo:
    GIOVANGUALBERTO CERI, Via F. Turati, 30 - 50136 FIRENZE.

  3. Giovangualberto Ceri Says:

    Da Giorgio Bárberi Squarotti ricevo il seguente commento, datato 24 gennaio 2010, al mio lavoro:
    “Il tema del DIVORZIO fra: GIULIO ANDREOTTI, Mons. E. BARTOLETTI, G. LA PIRA e DANTE utilizzando i consigli assolutamente inediti della “GENTILE DONNA” vista da Dante il 15 Agosto 1293 festa di Santa Maria Assunta in Cielo (DANTE,Vita Nuova, XXXV, 2; Convivio, II, II, 1; II, XV, 12)”.
    L’Invio era avvenuto il 25 dicembre 2009, festa della Natività di N.S.G.
    Torino, 24 gennaio 2010
    Caro Ceri,
    i suoi interventi danteschi sono sempre preziosissimi per tanta dottrina: chiariscono aspetti di cui spesso non si parla o che (peggio) sono interpretati in modo erroneo.
    Grazie, di cuore. Paticolarmente significativo è il discorso su Catone e Marzia e il divorzio. Con i più vivi saluti.
    F.to Giorgio Bárberi Squarotti.

  4. Giovangualberto Ceri Says:

    - Alla Gentile Attenzione dell’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI –
    - ROMA -
    Mi scriveva CORRADO GIZZI, Direttore della CASA DI DANTE in ABRUZZO, in data 10 ottobre 2000:
    ” … Si può non condividere la tesi del 1301, come data della visione dantesca, ma non si può non rimanere ammirati e direi stupiti davanti alla sua eccezionale preparazione, alla sua profonda cultura e alla sua conoscenza del mondo dantesco che ha pochi riscontri tra i dantisti….” F.to Corrado Gizzi.
    Ciò premesso, perché l’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI di Roma non mi dice dov’è che io sbaglio quando dimostro che DANTE personaggio è nato il MARTEDI’ 2 GIUGNO 1265 in base alla congiunzione del Sole con le “stelle gloriose e piene di gran virtù” (alfa Ursae Minoris, alfa Orionis, e beta Aurigae) seguendo il canto XXII, vv. 110-117, del Paradiso?
    Eppure presso l’Accademia dei Lincei esistono degli ASTRONOMI ben all’altezza di fare questi calcoli, e io non sono talmente impreparato da dovermi snobbare.
    Credo che il Signor Presidente della Repubblica Italiana, On.le Giorgio Napolitano, insieme a molti cittadini italiani, siano curiosi di ricevere una risposta.
    Salutando,
    Firenze,2/2/2010
    F.to. GIOVANGUALBERTO CERI

  5. Giovangualberto Ceri Says:

    Parlai con FUCKS negli anni 83-85 degli appalti delle Imposte di Consumo (Dazio) e di GIORGIO LA PIRA che era stato contrario e che, soprattutto per questo, fu defenestrato da SINDACO DI FIRENZE nel febbraio del 1965. Riallacciai con Willy il caso (su base ipotetica) del mio inammissibile e umiliante 66 su 110 (sessantasei su centodieci) di voto di laurea in FILOSOFIA (Università degli Sudi di Firenze – FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA), alla mia lotta per La Pira e contro gli appalti del Dazio: lui mi disse che sarebbe intervenuto in mio favore e che la cosa era per lui inconcepibile, inammissibile. Telefonai al prof. AMEDEO MARINOTTI per avere un incontro, ma non fu possibile organizzarlo. FUCKS era venuto di proposito di nuovo da Colonia a Firenze per difendere alcuni punti della tesi da me sostenuta: anche perché l’avevamo discussa insieme più volte al bar Gilli, insieme anche alla maggiore validità dei principi AMPIEZZA-INTENSITA’ in RAYMOND ABELLIO, rispetto a quelli dello SPAZIO-TEMPO in E. KANT: e quindi si trattava di quei principi a priori sotto cui poter SUSSUMERE tutta la realtà.
    Willy, guarda caso, riteneva il mio stile letterario abbastanza simile a quello di Isaac Newton e insisteva nel voler parlare con i professori che avevano esaminato la mia tesi per capire l’eventuale malinteso. Alcuni di loro lo conobbero in occasione di un convegno proprio su Isaac Newton (Villa Fabbricotti 1985 – 1986): fu, psichicamente, un vero disastro. Ancora me ne dolgo. Fucks fu lasciato lì in piedi come fichino. Dopo che io lo avevo presento nessuno gli dette più relazione, forse per il troppo daffare organizzativo, ma lui si sentì umiliato, snobbato, riproponendosi però di lamentarsi dell’accoglienza poco trionfale nei luoghi opportuni, così intuii: e cioè all’ACCADEMIA DELLE SCIENZE della REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA,dove lui era il senior, o forse anche fra gli scienziati del Centro Atomico Tedesco di JUELICH da lui fondato quale massimo esperto in “PLASMA FISICO”, e dopo essere stato rilasciato dai Francesi, dopo due anni di viaggi sotto scorta per il fatto della costruzione della loro Bomba Atomica.
    FINE.

    DEVO PER0′ AGGIUNGERE QUANTO SEGUE.
    22 FEBBRAIO 2010.
    UN’IMPORTANTE ED ORIGINALE SCOPERTA SCIENTIFICO-LETTERARIO-ARTISTICA DEL MIO AMICO PROF. DR. ING. WILHELM FUCKS (AACHEN - BERLIN – JÜLICH - KÖLN), APPLICABILE ANCHE A DANTE E CHE PIACEVOLMENTE RICORDO NELLA SEGUENTE MIA LETTERA DI RISPOSTA AD UNA ASSAI CURIOSA OSSERVAZIONE FATTAMI DA UNA GIORNALISTA DI CUI OMETTO IL NOME.

    Ma ancora un inciso.
    Apparirà interessante anche notare che la Battaglia d’Inghilterra (1939-1940) fu vinta dagli inglesi soprattutto per la scarsa autonomia degli aerei della LUFTWAFFE (ad iniezione diretta) MESSERSCHMITT BF 109E (Cfr. JOHN BATCHELOR E MALCOLM V. LOWE, Enciclopedia del Volo dal 1939 al 1945, Ed. White Star, Vercelli, 2007, p.65). Willy mi raccontò che i BF 109E avevano però un problema di turbolenza che riduceva di circa il 10 per cento lo sfruttamento della potenza del motore. Il Prof. FUCKS, a soli 36 anni docente di Fisica Teorica ad Aachen e poi a Berlino, per quello che io sono da lui riuscito a sapere, “fortunatamente” poté risolvere solo teoricamente il problema della turbolenza, cioè dei rapporti fra le varie componenti dell’aereo: ed è questo il motivo principale della vittoria degli inglesi. Con la permanenza in più in cielo, in fase di combattimento, di circa dieci minuti dei BF 109E il numero degli aerei inglesi abbattuti sarebbe notevolmente aumentato. Sarebbe successo insomma come in Polonia e come era nel programma di Hitler. L’evento non sarebbe stato per nulla auspicabile. È questo un momento assai significativo del nostro passato, dell’umanità che ci ha preceduto, vogliamo obliarlo perché è troppo delicato, compromettente? Io ho chiesto paradossalmente fin dal 1994 il PREMIO NOBEL PER LA PACE per Willy, o qualcosa di simile, ormai (cfr. Il Segreto astrologico nella Divina Commedia, a cura di Silvia Pierucci, ed. Jupiter, 56026 S. Benedetto-Pisa, 1994, p. 11). Sono cose amare, nebulose, che sarebbe più piacevole dimenticare che ricordare, da perdonare senz’altro: e questa è la tendenza generale assai comprensibile e diffusa. Tuttavia la storia ha dei doveri e se fosse quella da me ipotizzata perché, ancor oggi, obliarlo? Bisognerebbe in qualche modo considerare bene i fatti, dopo avere ben visto, indagato, oculatamente, specialmente adesso che si conosce la direzione. Lo dico perché dentro di me questo è diventato un problema ontologico e psichico, intimo ed esistenzialistico, alla maniera di ALBERT CAMUS, o anche un problema di ricerca della diversità della specie umana, se mai esistesse.

    Gentilissima Signora ……………………..
    sono così stanco per il troppo lavoro e tormento su Dante e sul suo Medioevo che non posso che prendere sul serio il suo intervento, datato 11 febbraio 2010, in cui Lei mi consiglia, così mi è sembrato, di imparare ad amare. Fosse facile! Intanto beata Lei che c’è riuscita.
    Per l’esattezza così leggo nel BLOG del ‘Corriere della Sera’ – “2 GIUGNO FESTA DELLA REPUBBLICA – MESSAGGIO DEL CAPO DELLO STATO GIORGIO NAPOLETANO”, mentre lei così a me si rivolge:
    “……….. 11 febbraio 2010 alle 01:22
    “Io spero che qualcuno lassù o quaggiù, le risolva questi tormenti e le dedico una bella canzone Il Paradiso, la cantava Patti Pravo quando ero ragazza. Lei lo è mai stato giovane, innamorato anche di certe stelline, lucciole che si trovano quaggiù sulla terra? ….”
    Bellino, bellino!!! Innamorevole. Mi tormento, sì, è vero!, poiché ho scoperto cose su cui nessuno mi dà ragione e nemmeno mi ascolta. Più precisamente, riguardo a quello che lei conosce di me: che DANTE PERSONAGGIO è nato il martedì 2 Giugno 1265 (Par., XXII, 110-118), e per me si tratta della nascita di un amante; e che la “gentile donna giovane e bella molto” che insegna, guarda caso, proprio come…………. ad amare, fu vista dal Poeta stesso il sabato 15 Agosto 1293 (Vita Nuova, XXXV, 2; Convivio, II, II, 1; II, XV, 12). Anche lei sarà dell’opinione che non vale la pena impazzire, o tormentarsi per due date: e invece io ritengo che, afferatane l’articolazione medievale, possano contribuire a cambiare in meglio la nostra cultura. Lei lo fa con quello che è, io con quello che vorrei essere: ma l’intento è il medesimo.
    La invidio del fatto che da ragazza abbia potuto in qualche modo conoscere PATTI PRAVO potendo così imparare meglio a vivere veramente. Nel mio dolore e tormento io mi sono invece spesso passivamente rifugiato in DMITRY SHOSTAKOVICH quasi rendendomi sterile. Quand’io mi volto indietro mi dico che, probabilmente, non ho mai vissuto: pienamente di sicuro! Dunque la invidio!
    Lei sembra aver subito intuito anche che quand’ero giovane io non avrei potuto che volermi fare prete: ed è vero! Questo avvalora la sua intuizione che io, forse, non sarei stato mai innamorato in vita mia di una stellina, se pur piccola, o di una lucciola, e nemmeno da mettere sotto il bicchiere. Non so però se a un uomo che si trovasse in questa mia miserabile condizione fosse giusto che qualcuno semplicemente glielo rinfacciasse, senza cioè, almeno sommariamente, dirgli come fare ad uscirne. Perché lei l’ha fatto! Perché finalmente mi dessi una scrollata. Ma io sono nato il 26 febbraio 1937 ed ho perfino portato la divisa fascista di “Figlio della lupa”. Ma, è vero, non è mai troppo tardi.
    L’ho capito anch’io, se pur non per mia diretta esperienza personale (glielo concedo!): gli amori spesso sono brevi, se pur utili e piacevoli, e io ho dedicato anzi buona parte della mia Tesi di laura in Filosofia, sul trattato di Fenomenologia genetica del mio maestro ed amico, il Filosofo e romanziere RAYMOND ABELLIO, a spiegare come anche tutti i rapporti amorosi vadano soggetti al SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA, o di CARNOT-CLAUSIUS, e cioè all’aumento dell’entropia in seguito alla ripetizione dello stesso rapporto. Si parte con l’entropia verso il minimo, i primi giorni dell’incontro, e poi più o meno lentamente si procede verso il massimo di entropia, in cui la nostra coscienza, per continuare a lavorare con entusiasmo verso la vita e profitto suo proprio di ampliamento, richiederebbe una rottura, un cambiamento del rapporto, cioè la fine del vecchio. Sono Cristiano ma a me che esista la libertà di divorziare mi rende assai più felice, non chiuso in una gabbia, per quanto non trovi mai la chiave per uscirne. Essa comunque c’è, basta migliorare il fiuto. Potrebbe essere sotto il tappeto. Scrissi nella mia tesi, anche teorizzandolo, che se ROMEO E GIULIETTA di SHAKESPEARE avessero potuto vivere insieme tutta la loro vita, ebbene nonostante che fossero loro, alla fine sarebbe stato sempre ipotizzabile che l’entropia potesse notevolmente aumentata fino a portare il loro rapporto verso una crisi, o poco lavoro da fare insieme, e questo sicuramente almeno sotto il profilo del magnetismo sessuale, che è poi la base dell’opera.
    Quando portai a leggere una copia di questa mia tesi di laurea a Padre ERNESTO BALDUCCI del Centro Studi Badia Fiesolana, egli, dopo essersi disdetto amaramente di non aver scoperto lui per primo un Autore così profondo, come per indole ara sua abitudine, e si tratta di RAYMOND ABELLIO, rimase entusiasta proprio della spiegazione dell’aumento dell’entropia nel rapporto amoroso. Con la sua lunga lettera, datata 2 Novembre 1985 e da me già da tempo pubblicata, così mi rispondeva: “Caro Ceri, … In particolare mi ha interessato la categoria dell’entropia usata per spiegare il deterioramento dei rapporti intersoggettivi. Uno spiraglio che mi sarà di sicuro utilissimo per mettere ordine in tante mie esperienze…” F.to Ernesto Balducci”. Ma prima che un rapporto intersoggettivo si deteriori andrà, a monte, prima iniziato. Ed è quello che lei a me sembra rimproverare. Forse a ragione.
    Per notizia, siccome il metro dell’aumento dell’entropia in un rapporto amoroso sembra interessarle, le rammento che era stato un altro mio amico, il Prof. Dr. Ing. WILHELM FUCKS, ad originalmente spiegare la possibile estensione alle scienze umane del secondo principio della Termodinamica, compresa l’esperienza amorosa moderna di cui si occupa anche la poesia contemporanea. WILHELM FUCKS, che dopo la guerra e dopo essere riuscito a “fregare” ADOLF HITLER nella battaglia aerea d’Inghilterra (1939-1940), per essere riuscito a risolvere, nell’Hangar di Aachen (?), solo teoricamente la turbolenza degli aerei MESSERSCHMITT Bf 109E che andavano a bombardare l’Inghilterra (turbolenza che ne riduceva drasticamente l’autonomia facendo perdere ai Tedeschi la battaglia e fors’anche la guerra), si era poi impegnato ad applicare il secondo principio della termodinamica di Carnot-Clausius alle Scienze Umane, riuscendovi con grande interesse internazionale. Certamente perché anche lui stufo, per l’aumento dell’entropia, di insegnare fisica teorica (Cfr. lettera inviatami da Fucks il 21 luglio 1985 – D5000 Köln 41, Klosterstrasse 63, Repubblica Federale di Germania – e già da me pubblicata). Parlando più volte a Firenze, al “Caffè Gilli”, con FUCKS, o con Willy come lui amava da me essere chiamato, era anche lui della convinzione che una stellina, o una lucciola, nel senso da lei attribuitole, forse potesse valere tutta la sua scienza, tutti i suoi più di novanta brevetti scientifici. Certamente, così mi disse, non la perdita della Battaglia d’Inghilterra, poiché se l’avessimo vinta noi, con molte probabilità non saremmo oggi qui da Gilli a discutere sull’incidenza dell’esperienza amorosa nell’entusiasmo per la vita. E perché quella tale stellina, o lucciola, da lei ricordata come erostrata, non dovrebbe valere anche tutta la mia scienza dantesca? Ma se le dicessi di sì, come potrei dopo avere la lucciola? Comunque io paragono l’importanza per l’umanità delle mie scoperte nel loro complesso, pari alla vittoria degli Inglesi nella Battaglia d’Inghilterra. Bella botta!!!
    Alla stessa età in cui lei ragazza viveva, cresceva e felicemente amava all’ombra di PATTI PRAVO, io, purtroppo, dopo aver rinunciato ad entrare nel Seminario Arcivescovile, mi feci fascinare da JEAN PAUL SARTRE fondando con entusiasmo insieme a lui e ai direttori Claudio Popovich e Piero Favini, che erano reduci da Parigi, la rivista “IL MALINTESO” – periodico di discussione – Estate 1962 – (Registrazione al Tribunale di Firenze, decreto n. 1471 del 16 Maggio 1962 – Tipografia G. Cencetti, s.a.s. Firenze, Via L. da Vinci, 7). Lo confesso, non lo feci per amore di un ideale, o per imbroccare una stellina, o una lucciola, tant’ero disperato per non riuscirci. Lo feci invece per calcolo, per ambizione politica, per avere, col tempo che ci veniva favorevolmente incontro, una qualche carica politica nella Pubblica Amministrazione. Attaccai poi, quando arrivò il sessantotto e per quanto mi fu possibile, ai sessantottini stessi e fin’anche a quelli del settantasei, questa mia egoistica ambizione personale inconfessabilmente aperta anche alle tangenti e al carrierismo universitario: cioè l’attaccai ai dirigenti, a vario livello, dei movimenti extraparlamentari, questa mia nascosta intenzione e, in questo intento credo, riuscendoci almeno un pochettino.
    Ma torniamo a noi. Sartre apriva la rivista “IL MALINTESO” (Estate 1962) con l’articolo intitolato “La violenza”. Riassumendo egli diceva che fra noi e la borghesia il malinteso deve essere abolito. La contraddizione degli interessi fra capitale e lavoro non deve essere resa sopportabile con la scusante di un temporaneo malinteso fra le parti: anche perché questo atteggiamento temporeggiante era già risultato storicamente perdente, infruttuoso, poco furbo. La contraddizione era strutturale e andava combattuta con una qualche forma di lotta di classe. Ed è così che contribuimmo a far nascere, almeno dal mio punto di vista, il sessantotto. Per la infinitesimale parte a cui anch’io ho contribuito non me ne pento. Certo alcuni ex-compagni poi mi dissero, negli anni ottanta, che io ero stato lì con loro a “soffiargli il naso”. Ma non credo affatto di essermi trovato nella condizione di averglielo potuto soffiare a lei, tanto lei mi insegna… Sartre infine così concludeva l’articolo: “Gli Algerini combattono in condizioni disastrose, vengono loro uccisi mogli e bambini, se sono presi torturati a morte, e il milione di morti, su nove milioni di abitanti, li ha talmente disgustati della vita che non hanno più voglia di vivere, ma solamente di vincere, e considerano sfortuna di non essere uccisi (forse anche il senatore GIULIO ANDREOTTI, che certamente non le rimarrà simpatico, oggi ne capirebbe la ragione.) I mussulmani sono gelosissimi delle loro donne, le velano, e quando qualcuno le ha toccate le ripudiano, anche se esse non ne hanno nessuna colpa. Oggi, nei villaggi, i francesi violano molte donne: accade spesso però che un combattente mussulmano consideri doveroso sposare una donna violata dai francesi. La violenza non è bella in sé, ma è necessaria come reazione ad una violenza di oppressione. L’oppressione non è solamente sfruttamento, ma distruzione. Allora, la violenza di reazione, è di conseguenza umana, è nel senso della salvezza umana” F.to JEAN PAUL SARTRE.
    Così noi demmo il via al sessantotto, e forse non so se c’è oggi qualcosa di cui pentirsi. Io intervenivo nella rivista da cristiano, a pp. 28-29, con l’articolo “Valore del rischio” scrivendo che è dunque l’ora di finirla con la TEOLOGIA razionalista scritta. Bisognava che i CRISTIANI iniziassero a combattere la DEMAGOGIA presente nella DEMOCRAZIA e, al fine di eliminare la demagogia stessa, finissero per accettare il rischio quand’esso fosse servito a realizzare maggiormente l’uomo, la sua completezza. Se Sartre aveva dato la colpa dalla situazione alla coltivazione di un perenne malinteso, io la davo a quella di una costante demagogia, risultando del resto la coltivazione di un perenne malinteso al fine di sfruttare meglio il proletariato, una forma concreta di demagogia. Quindi io e lui ci capivamo. Infine concludevo scrivendo: “la pace presuppone la verità la quale non può attuarsi che col rischio” F.to GIOVANGUALBERTO CERI.
    Le confesso, gentilissima Signora… …………………, che ora che ho più di settantanni, la mia vita mi sembra quasi sprecata. Anche se non mi spingo fino a dire di invidiare, o ammirare, il suo ordine di esperienze, sono tuttavia convinto che se i suoi consigli mi fossero giunti per tempo, nel ’68, allora sì avrei potuto almeno tentare di approfittarne. Oggi quasi mi pare di essere un matto a credere di poter arrivare a porre le basi per una rivoluzione culturale esistenziale, ontologico-vissuta, partendo da un approfondimento del pensiero e del vissuto di Dante. Dovrei essere il VELTRO (Inf., I, 49 – 111). Avrebbe di nuovo ragione lei: non mi resta che sperare che di lassù qualcuno mi faccia la grazia di risolvere questi miei ventennali tormenti intellettuali. Non vorrei però infine deluderla nell’ammaestramento che ha tentato di darmi. Io insisto: quelli laggiù per me sono uomini a cavallo, son veri cavalieri, e non affatto mulini a vento. Faccio perciò voto alla Madonna che sopporterò di essere tormentato finché non li avrò vinti. Salutando,
    Giovangualberto Ceri

  6. Giovangualberto Ceri Says:

    DANTE in DVD per il Bartoletti
    CONFRONTARE CON il DVD:
    YOU TUBE, GIOVANGUALBERTO CERI,
    Interpretazione autentica di Dante,
    unitamente a “DANTE E L’ASTROLOGIA”,
    con presentazione di FRANCESCO ADORNO.
    Intervista TV, Canale 10 – FIRENZE -
    del 11. 03.2008 alle 12h.002

  7. Giovangualberto Ceri Says:

    18-03-2010 23:37
    http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA

  8. Goose Says:

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  9. freebiejeebies Says:

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